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via ITALIA non partecipa alle elezioni di marzo, né sostiene alcuna lista politica.
I punti sottostanti vogliono descrivere quel programma ideale che ci piacerebbe sostenere.

Via Italia, punto 10

 

 




































































































1 - RIDURRE IL DEBITO

I fatti:

Abbiamo un debito pubblico che supera il 132% del nostro PIL, e ha raggiunto l’enorme cifra di 2.300 miliardi. Dall’unita d’Italia a oggi, solo dopo la 1a guerra mondiale, il debito fu più alto di oggi, nella seconda non superò il 100% [cit. Il macigno - Carlo Cottarelli]. Ogni mese cresce di 10,3 miliardi.

Se non arriviamo a ridurre il rapporto tra debito e Pil, le tasse non le possiamo abbassare, quindi inutile coprirsi gli occhi con i bonus e simili, anche perché, come dimostrato in quest’ultima manovra finanziaria, questi ‘regalini’ ci fanno aumentando ancor più il debito, spostando di qualche altro anno le clausole di salvaguardia, ossia l’aumento dell’IVA che non è affatto scongiurato.

Ciò che è accaduto nel 2011 e nel 2012, quando cioè lo spread con i bund tedeschi arrivò a superare la soglia dei 500 punti base e spinse l’Italia sull’orlo del baratro e il governo Berlusconi fu costretto a dimettersi, può di nuovo accadere, anche a breve.

In questi anni, chi ci governa ha letteralmente gettato via una grande occasione per invertire la rotta e iniziare a risanare i conti pubblici; abbiamo avuto un periodo in cui il costo del petrolio era molto basso, come anche quello di molte materie prime, il cambio con il dollaro favorevole, e i tassi di interesse erano bassi grazie al QE di Mario Draghi. Dal prossimo hanno i tassi riprenderanno a crescere, il QE sarà ridotto della metà e tra due anni Draghi terminerà il suo mandato.

Sono decenni che viviamo con questo problema, ma il tempo non gioca a nostro favore.

Ma perché il debito pubblico così alto è un problema?
Per varie ragioni:

  1. la spesa per interessi che paghiamo ogni anno, è molto alta, nel 2016 è stata di 66 miliardi e se i tassi aumenteranno, anche questa salirà e sono soldi sottratti agli investimenti, alle famiglie, alle imprese;
  2. siamo a rischio credibilità e instabilità; questo significa che se si ripresenta una situazione come quella del 2011, saremo ancora più esposti di allora alla reazione dei mercati finanziari esponendoci ad una grave crisi finanziaria;
  3. rallenta la crescita economica; non si possono abbassare né le tasse né possiamo spendere di più per opere pubbliche;
  4. è anche un problema morale: accettare questo livello di debito, significa scaricare il problema sulla collettività e sulle generazioni future;

 

Due osservazioni:
Chi pensa che, uscire dall’Euro sia la soluzione, forse non ha ben compreso che è proprio grazie al fatto che l’Italia è nell’Euro che paga interessi molto bassi per il debito che ha. Dovrebbe infatti ricordasi quanto pagavamo negli anni 80 e 90 (dove eravamo tra il 13 e il 17% di interessi con punte fino al 22%). Il solo ingresso nell’euro, ci ha consentito di risparmiare in questi anni oltre 700 miliari di interessi in meno non pagati; non ce ne siamo accorti, perché chi ci governa li ha sprecati tutti e aumento la spesa, e ora si nasconde dietro la frase ‘è colpa dell’euro’.

Chi pensa che la soluzione sia non pagare il debito, forse non pensa al fatto che i due terzi di questo, sono in mano agli stessi italiani attraverso BTP, CCT, banche etc, quindi non pagare il debito per molti, si tramuta in una tassa: hai prestato soldi allo stato attraverso i BTP e questo non te li restituisce. Pensate a cosa significhi non riavere 1500 miliardi indietro: meno investimenti, meno assunzioni, meno capacita di spesa, le banche che hanno difficoltà a prestare i soldi.
Inoltre avremmo perso credibilità: prestereste ancora soldi a chi non vi ha restituito il debito precedente?

 

Cosa fare?
Occorre iniziare ad agire finché i tassi di interesse sono ancora bassi.
Non occorrono interventi con scenari di austerità o di recessioni come molti politici ci fanno credere (perché non sanno neanche di cosa stanno parlando).
Occorre raggiungere il pareggio di bilancio e mantenerlo per un lungo periodo, ossia non spendere di più di quanto fatto nel 2017.
La strada è ben indicata dalla relazione del Commissario alla revisione della spesa (spending review), pareggiare il bilancio significa misure di circa 0,8 sul PIL in tre anni quindi in intervento molto limitato. Cosi facendo il debito scenderebbe del 3% ogni anno. Tutto ciò senza alzare le tasse.
Tanto per essere più chiari, se non si spende di più, in una fase di Pil crescente trainato dal resto d’Europa e magari accompagnato anche da riforme serie, aumentano le entrate, e quindi riduciamo il debito.
E se vogliamo fare meglio, basterebbe intervenire sugli sprechi di stato, bonus e sussidi inutili se non dannosi, stimati in 90 miliardi ogni anno!
Dobbiamo anche diventare più bravi e fare nuove cose: la nostra produttività è bassa rispetto agli altri paese occidentali e qui il ‘genio italico’ deve e può fare la sua parte e magari ridurre il costo della burocrazia che costano alle imprese 31 miliardi ogni anno che, a tutti gli effetti, è una tassa occulta.

Conclusioni:
‘Dobbiamo avviare un circolo virtuoso in cui la riduzione del debito e la fiducia che ne deriva, faciliti la crescita, quest’ultima aumenti le entrate dello stato, accelerando il processo di riduzione del debito anche attraverso minori pagamenti di interessi’ [Cit. Carlo Cottarelli]

 


2 - RIDURRE LA SPESA

La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.


ENTI LOCALI e PARTECIPATE
Lo stato trasferisce alle partecipate 16,5 miliardi (importo del 2016), che le stesse possono spendere senza bandi pubblici o negli stipendi, senza alcun controllo. I soli consigli di amministrazione costano 1 miliardo ogni anno.

Noi vogliamo chiudere OBBLIGATORIAMENTE subito le 'scatole vuote', ossia 1300 partecipate che non hanno neanche un dipendete ma solo consigli di amministrazione (poltrone).
Chiudere subito le 2000 partecipate che hanno un numero di dipendenti inferiore al numero degli amministratori.
VIETARE le ‘scatole cinesi’: una partecipata NON PUO’ controllare (essere partecipata) di un'altra, e questa di un’altra, etc.


EQUITÀ INTERGENERAZIONALE
Prima di inoltrarci nella discussione, vediamo un pò di dati [fonte INPS] :

  • Due terzi dei pensionati (66,7%) sono titolari di una sola pensione, un quarto (25,4%) ne percepisce due mentre il 7,8% è titolare di almeno tre pensioni, ossia, 1 persona su 3 ha più di una pensione;
  • Le pensioni di vecchiaia assorbono oltre i due terzi (70,0%) della spesa pensionistica totale, seguono quelle ai superstiti (14,9%) le pensioni assistenziali (8,0%), pensioni di invalidità (5,6%) e delle indennitarie (1,6%);
  • La spesa pensionistica complessiva è pari a 272,5 MLD (al 31.12.2016), pari al 16,2% del PIL, la più alta in Europa, e sbilancia l'itera spesa sociale e sale a 323,4 MLD se considerano anche l'assistenziale;
  • N. pensionati: 16.057.861 (al 31.12.2016);
  • N. di pensioni erogate: 20.933.796 (al 31.12.2016);
  • La quota di chi supera i 3.000 euro mensili è pari al 6,1% (4,7% tra 3.000 e 5.000 euro; 1,4% oltre 5.000 euro).
  • L’assegno più alto è di 91.337,18/mese!! (Se fosse con contributivo prenderebbe 1/3; 37.000€/mese);

Oggi, la grandissima maggioranza delle 14 milioni di pensioni di anzianità italiane sono in regime retributivo (13,2 milioni), di queste:
  • 2 milioni sono pagate con il sistema misto,
  • 0,8 milioni con il contributivo puro;
  • Per ‘pensione d'oro’ si intende l'assegno previdenziale d'importo particolarmente elevato pari a 90mila€/anno.
  • Questa cifra è presa come riferimento perché e da questa cifra in su che si pagava il ‘contributo di solidarietà’;
  • Il costo delle 100.000 pensioni più altre, che hanno un importo medio annuale pari a 130.000€ é pari a 13 MLD)

Confronto ITALIA-GERMANIA

Persone che percepiscono un pensione superiore a 2.800€ netti mensili:

  • Germania: 18 persone
  • Italia: 1.060.040 persone(al 31.12.2016)

Come indicato dalla Banca D’Italia, siamo arrivati al punto che, in media, gli over 65 guadagno più di chi ha meno di 45 anni’.

Con il contributivo per tutti, si risparmierebbero 46 MLD (anche se va aggiustato con correttivi per chi percepisce pensioni nette < di 1,500 perché anch’esse sarebbero ridotte in media del 25%);

Nel 2013, ultimo bilancio a disposizione, l’Inps ha incassato 210 miliardi di contributi e lo Stato è intervenuto con 98,3 miliardi di euro – presi dalla fiscalità generale – per rimettere in ordine i conti dell’Istituto.
In altre parole, i contributi di chi oggi sta lavorando non bastano a coprire la spesa, quindi oltre ai contribuiti obbligatori che già paghiamo, dalle nostre tasse vengono utilizzati 98 MLD per sistemare i conti e pagare buona parte dei PRIVILEGI di pochi.

Questo squilibrio va coperto ogni anno, ed è coperto SEMPRE E SOLO dalle tasse dei lavoratori.
Non né possibile né accettabile, scaricare sui lavoratori e sui giovani di oggi, i privilegi di pochi, che già da decenni godono di questa situazione privilegiata.

Rendere il sistema non soltanto finanziariamente, ma anche etico e socialmente sostenibile e tra le prime proposte di Via ITALIA.



3 - RIDURRE LE TASSE ED EQUITA’ NEL RAPPORTO TRA FISCO E CITTADINI

Ridurre la pressione fiscale complessiva dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.

EQUITA’ NEL RAPPORTO TRA FISCO E CITTADINI

Il sistema fiscale italiano non è solo estremamente esigente in termini di gettito. I Cittadini Italiani, ossia TUTTI noi subiamo anche il fatto che il sistema è:

    • complesso;
    • incerto;
    • imprevedibile.

A questo si aggiunge inoltre che è caratterizzato da una profonda asimmetria tra cittadino e Stato, che molto spesso lascia senza rimedio INGIUSTIZIE E ABUSI.

Lo Statuto dei diritti del contribuente (legge 27.07.2000 n° 212) è rimasto inapplicato per la quasi totalità, e nessun se ne interessa.
Oltre all’evasione fiscale occorre combattere anche la corruzione e la visione punitiva nei confronti di imprese, partite iva e cittadini:


BASTA CON LA VISIONE PUNITIVA A PRESCINDERE

    1. Favorire l’emendabilità delle dichiarazioni fiscali per permettere al contribuente di rimediare agli errori prima dell’eventuale verifica dell’amministrazione; (GLI ERRORI NON SONO EVASIONE..e sono molto spesso dovuti alle non chiare norme e discipline stratificate per anni)
    2. Riformare il sistema sanzionatorio, amministrativo e penale, concentrando le sanzioni sui fatti più gravi e le frodi;
    3. Basta con gli incentivi e percentuali agli ispettori sui verbali; vanno calcolati solo su quanto effettivamente riscontrato (il 50% delle vertenze è a favore delle imprese/p.iva)..troppo facile elencare un’infinità di normative;

CERTEZZA:

    1. Mai più leggi fiscali con effetto retroattivo, anche se emanate nel corso dell’anno fiscale. Bisogna soprattutto evitare che nuove norme alterino lo status fiscale di operazioni con valenza pluriennale già iniziate: per esempio, leasing o finanziamenti devono mantenere la norma fiscale esistente al momento in cui sono stati accesi, perché il trattamento fiscale del tempo ha contribuito alla decisione di iniziare una tale operazione;
    2. Disciplinare il contenuto di evasione, elusione e legittimo risparmio di imposta e abuso del diritto. Si tratta ormai di una necessità derivante dalle fantasiose interpretazioni dell’amministrazione in merito ai criteri introdotti in materia dalle sentenze della Corte di Cassazione;
    3. Mai più condoni fiscali, sotto qualsiasi forma e denominazione.
    4. Istituire un organo di confronto preventivo tempestivo ed efficace tra amministrazione e categorie rappresentative dei contribuenti per uniformare l’interpretazione delle norme, allo scopo di determinare dei criteri interpretativi comuni delle norme in fase preventiva alla applicazione delle stesse;

CONTENZIOSI FISCALI:

    1. Aumentare i limiti in cui è ammesso il procedimento di reclamo-mediazione;
    2. Eliminare l’anticipo preventivo per l’effettuazione dei ricorsi (obbligo di deposito del 30% per effettuare i ricorsi);
    3. Prevedere che i giudici delle commissioni tributarie siano giudici professionali, adeguatamente formati;
    4. Introdurre il giudice monocratico nel giudizio di primo grado entro determinati limiti di valore e riformare le norme sulla soccombenza e sulla condanna alle spese anche dell’amministrazione;
    5. Consentire la conciliazione giudiziale anche in secondo grado.

STESSI OBBLIGHI:

Se il contribuente è obbligato a pagamenti entro determinati termini, oltre i quali scattano sanzioni penali ed interessi, lo stesso principio deve valere per l’amministrazione in caso di incassi non dovuti e/o crediti.

 

4 - MERITO, CONCORRENZA, COMPETENZA

Più concorrenza, significa maggior stimolo all’efficienza economica.

Più efficienza significa meno sprechi.

Più competenza e merito, significa meno spazio per la corruzione.

CONCORRENZA:

Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d'ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.



5 - LAVORO, EMIGRAZIONE, IMMIGRAZIONE

LAVORO:

Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.


EMIGRAZIONE - LA VERA GRANDE PERDITA PER L’ITALIA

Nel 2016 se ne sono andati: 39.000 diplomati e 34.000 laureati. L’investimento (perso) da parte dello Stato: Ogni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia):

  • 90.000 € per un diplomato;
  • 158.000 € per una laurea triennale (3 anni);
  • 170.000 € per un laureato magistrale (5 anni);
  • 228.000 € per un dottore di ricerca;

Perdiamo 171mila anime, secondo Ocse, soprattutto giovani (erano solo 40.000 negli pre-crisi).

Significa perdere menti per le aziende, per la ricerca, per lo sviluppo per tutto il livello qualitativo sociale. Governi miopi che non si rendono conto che stiamo gettando ‘oro‘ e con esso un futuro che potrebbe e dovrebbe essere prospero.



6 - CORRUZIONE, TRASPARENZA, CONFLITTO D'INTERESSI

Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse. Imporre effettiva trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Instaurare meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Vanno allontanati dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi.

NON SOLO DENARO...I seri danni della Corruzione



7 - GIUSTIZIA

Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l'efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l'indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato



8 - FAMIGLIA, NATALITÀ DONNE E SENZA LAVORO

Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.



9 - SCUOLA, UNIVERSITA', RICERCA

Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche, e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo. Riorganizzare il CNR e gli altri centri di ricerca per non disperdere fondi, apportanto modifiche sostanziali nella loro gestione, che deve essere basata su merito, competenza e trasparenza.



10 - FEDERALISMO E RESPONSABILITA NELLA GESTIONE PUBBLICA

Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.

 

 

 

Queste sono tra le proposte di via ITALIA, per un paese migliore e più giusto.